giovedì 16 aprile 2009

Multiculturalità e Interculturalità

La multiculturalità è un dato di fatto, il concetto descrive la fattuale compresenza di culture diverse entro una società. Interculturalità descrive invece uno specifico "progetto" di interazione entro le società multiculturali.
La multiculturalità - come scrive Duccio Demetrio - "è un dato di fatto i cui sviluppi appaiono irreversibili e incontenibili proprio perché quanto va accadendo non potrà mai essere arrestato da leggi restrittive sull’immigrazione nei diversi paesi". (nota 1)
La presenza di molte culture in uno stesso contesto culturale è legata ai più significativi processi dell’età contemporanea:
internazionalizzazione dei rapporti di produzione e consumo
mondializzazione dei sistemi informativi e mass-mediali
globalizzazione delle relazioni economiche, di mercati tecnologici e culturali.
Secondo Alessandro Bosi "Con il termine multiculturalità si indica un dato di fatto: l’esistenza, su un territorio, di molteplici culture. Con [il termine] interculturale (invece) si intende un progetto di interazione tra le parti. In una logica interculturale i processi di socializzazione non mirano all’integrazione delle diversità. Non si può pensare di rendere integro, di rendere uno ciò che è costitutivamente diverso. Ovvero lo si può fare, ma meglio sarebbe dire: si può tentare di farlo, cancellando, nella sua memoria, la sua diversità" (nota 2)

Note
1) D. DEMETRIO, Pedagogia interculturale e lavoro sul campo, in D. DEMETRIO- G: FAVARO, I bambini stranieri a scuola, La Nuova Italia, Firenze, 1997 pag 25.
2) A. BOSI, La corte dei miracoli, Battei, Parma, 1998 p. 35-36.

http://www.pavonerisorse.it/

lunedì 30 marzo 2009

IMMIGRAZIONE: RIPRESI SBARCHI IN SICILIA

PORTOPALO DI CAPO PASSERO (SIRACUSA) - Un barcone di circa 20 metri con a bordo 249 migranti, tra i quali 31 donne, avvistato la notte scorsa da un guardacoste della stazione navale della guardia di Finanza di Messina, è giunto nel porto di Portopalo di Capo Passero. E' la seconda imbarcazione di migranti approdata sulle coste siciliane dalla scorsa notte.Un barcone con 156 persone ha raggiunto le coste del ragusano. Gli extracomunitari sono stati scortati fino all'approdo dall'unità navale delle Fiamme Gialle e da una motovedetta della Capitaneria di porto. I migranti, che hanno detto di essere di nazionalità somala ed eritrea, sono stati visitati e poi trasferiti nelle strutture di prima accoglienza. Il barcone è stato sequestrato. Sono in corso indagini per individuare gli scafisti.

Fonte : ansa.it

giovedì 26 marzo 2009

La Cgil: gli immigrati i più penalizzati dalla crisi

Tra i disoccupati sono il doppio dei comunitari«Serve una moratoria di 2 anni sulle espulsioni»«Tagliati per primi i posti ad alta intensità di manodopera, critiche anche al decreto flussi»
MANTOVA. La crisi economica colpisce tutti, ma in particolare gli immigrati che con la perdita del posto di lavoro rischiano anche l’espulsione. A chiedere, dati alla mano, una moratoria di due anni della legge Bossi-Fini è la Cgil di Mantova che ieri ha diffuso le cifre sulla disoccupazione nel Mantovano. Nell’ultimo semestre dello scorso anno è cresciuto del 40% il numero di chi ha perso il lavoro stabile o interinale, cifra che sale al 57% considerando i primi due mesi del 2009 e balza al 75% considerando solo i lavoratori extracomunitari.«La sproporzione è evidente» ha spiegato Silvano Saccani, segretario Cgil con delega al mercato del lavoro assieme a Dragan Djukic (ufficio stranieri) e Antonella Castagna (delega immigrazione). «Basti pensare che a fine 2007, secondo il dossier Caritas, nel Mantovano erano residenti 403mila persone delle quali il 10% stranieri. Ma se guardiamo il rapporto con il mondo del lavoro, le proporzioni cambiano. Su 127.466 occupati, gli extracomunitari sono il 13.8%, mentre sugli 8.100 disoccupati, cioè lavoratori che hanno perso il posto, i non comunitari sono il 24.8%, quasi il doppio».La ragione, secondo la Cgil, sta nella natura della crisi che colpisce per prime le aziende a minor specializzazione ed alta incidenza della manodopera (come agricoltura, servizi di facchinaggio, pulizia ecc) nelle quali sono prevalentemente impiegati gli immigrati.«Si tratta di persone - ha sottolineato Antonella Castagna - che spesso sono da anni nel nostro paese, che sono inserite nel tessuto sociale ed i cui figli frequentano le nostre scuole. Davanti a questa situazione, la nostra richiesta è quella di sospendere per due anni la legge Bossi Fini sull’immigrazione, così da tutelare i lavoratori stranieri e consentire loro di trovare una nuova occupazione nel caso dovessero perdere il lavoro a causa della crisi economica». «C’è necessità - ha aggiunto Dragan Djukic - di una legge sull’immigrazione che preveda il diritto al permesso di soggiorno a coloro che riescono a dimostrare la sussistenza di un rapporto di lavoro o di disoccupazione, contrastando in questo modo il lavoro nero».In crescita, secondo i dati forniti dalla Cgil, anche il numero degli «inoccupati», ovvero le persone che sono in cerca del primo lavoro, cresciuto del 30.4% fra primo e secondo semestre 2008 e del 93.1% se si considera gli extracomunitari fra il primo bimestre del 2008 e quello di quest’anno.In coda alla conferenza stampa la Cgil ha anche affrontato il tema del decreto flussi, con il quale a Mantova sono stati triplicate le assegnazioni in base alle 13.500 richieste presentate a fine 2007. «Un dato e un ritardo che dimostrano gli errori della legge - ha concluso la Castagna - che, di fatto, favorisce la crescita delle situazioni irregolari».
fonte: espresso.repubblica.it

MIlano,Atm: «Immigrati alla guida di bus e tram»

MILANO - Gli operai sono finiti. Non se ne trovano in città e otto volte su dieci l'Atm pesca al Sud. Sono una rarità autisti e conducenti di bus, tram e metrò: concorsi deserti, bandi a vuoto, arrivano 200 curricula buoni su tremila. «Abbiamo avviato un importante piano di assunzioni che prevede mille nuovi posti nei prossimi tre anni», afferma il presidente Elio Catania. D'accordo, ma posti per chi? «Troviamo difficilmente personale a Milano e in Lombardia, il nostro primo bacino d'utenza è il Meridione».
Ci sarebbero gli extracomunitari, gli stranieri in regola. Abili, patentati, ma inarruolabili, tagliati fuori da un Regio decreto del 1931, quello per cui il tram lo guidano solo gli italiani... «Va rispettato», osserva Catania, ma «potrebbe valer la pena di rivederlo, visto che ha più di settant'anni. È superato, antistorico e totalmente inadatto a gestire aziende moderne orientate all'efficienza per erogare servizi ai cittadini». Che passi lo straniero. Forse è il momento di svecchiare la legge e allinearsi all'Europa, suggerisce il presidente di Atm, ché nonostante la crisi e i tagli si fatica a trovare manodopera. E poi perché solo ai lavoratori di «ferrovie, tramvie e linee di navigazione» non si applica lo Statuto dei lavoratori (legge 30) ma il Regio decreto dell'8 giugno 1931, numero 148, titolo II, articolo 10: «Per l'ammissione al servizio in prova è necessario essere cittadino italiano o di altre regioni italiane quando anche il richiedente manchi della naturalità». Il tema è lanciato.

fonte: corrieredellasera.it

Processo per schiavitù nel foggiano: condanne confermate in appello

Bari, 26 mar. - (Adnkronos) - Sono state confermate dalla terza sezione della Corte di Appello di Bari, presidente Tarantino, giudice a latere e relatrice La Malfa, 16 persone (una diciassettesima nel frattempo e' deceduta) accusate di associazione a delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani e alla riduzione in schiavitu' di centinai di braccianti stranieri, soprattutto polacchi, impiegati in provincia di Foggia, in particolare nel Tavoliere delle Puglie. Il 22 febbraio del 2008 il gup del Tribunale di Bari Antonio Lovecchio, al termine del processo di primo grado celebrato con rito abbreviato, condanno' 5 persone, 3 polacchi, 1 ucraino e 1 algerino, a 10 anni di reclusione ciascuno. Si tratta dei principali esponenti dell'organizzazione, alcuni dei quali sono rinchiusi in carcere. Gli altri 12 imputati furono condannati a pene piu' lievi, a partire da 4 anni in su. Alcuni di questi si trovano agli arresti domiciliari, qualcuno e' libero. Uno in particolare si trova in Polonia. Al processo si sono costituiti parte civile due vittime polacche il cui legale ha chiesto un risarcimento simbolico di un euro e la Cgil della Puglia. L'operazione del Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri di Bari, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo pugliese, risalente al luglio del 2006, fu denominata significativamente 'Terra Promessa'. Furono eseguiti 16 arresti, tra i quali c'erano 15 cittadini polacchi e un italiano. Gia' l'estate precedente i carabinieri di Foggia fecero irruzione in un accampamento, denominato 'Paradise' dove furono scoperti un centinaio di braccianti tenuti in stato di schiavitu'. La sentenza di primo grado, confermata oggi dalla Corte d'Appello, ha riconosciuto per la prima volta in Italia e forse in Europa il reato di induzione in schiavitu' per motivi di lavoro. Le indagini accertarono lo sfruttamento della manodopera costretta a compensi da fame: dalle 10 alle 15 ore di lavoro con una paga di 2 euro all'ora. Dall'inchiesta emerse che i casolari diroccati dove gli immigrati erano costretti a vivere erano controllati di notte, armi in pugno, dagli uomini dell'organizzazione fedeli ai 'caporali' per evitare fughe e ribellioni. E poi si verificavano maltrattamenti, punizioni, scarsa alimentazione e pessima igiene. Nell'inchiesta entrarono anche alcune morti e suicidi sospetti e decine di casi di immigrati polacchi, operai stagionali, scomparsi letteralmente nel nulla. "La richiesta risarcitoria di un euro presentata in questo processo e' stata simbolica perche' i soldi di questi schiavisti ci fanno schifo: non li volevamo, non li vogliamo e li vorremo mai". Lo dichiara all'ADNKRONOS l'avvocato Pio Tommaso Caputo, legale di parte civile di due vittime, un autista e uno studente polacco, dell'associazione a delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani e alla riduzione in schiavitu', i cui componenti sono stati condannati oggi dalla terza Sezione della Corte di Appello di Bari che ha confermato le sentenze da un minimo di quattro a un massimo di dieci anni emesse a febbraio del 2008 dal gup del Tribunale del capoluogo pugliese Antonio Lo Vecchio. "Credo che sia il primo processo in Italia, forse anche in Europa -ha spiegato l'avvocato Caputo- per questo tipo di reato di riduzione in schiavitu' per motivi di lavoro. Altri processi li abbiamo fatti per motivi diversi, ad esempio per riduzione in schiavitu' a fini sessuali o per accattonaggio. Sono convinto che questa accusa -ha proseguito- reggera' anche in Cassazione perche' e' basata su una montagna di prove. E' un processo -ha concluso l'avvocato Caputo- che, come parte civile e come cittadino pugliese, mi ha amareggiato solo per un aspetto: che queste cose siano potute accadere nella terra di Peppino Di Vittorio". ''Il delitto di riduzione in schiavitu' e' nuovo in Italia ed e' difficile da interpretare e da leggere''. Lo dice all'ADNKRONOS l'avvocato Giovanni Quarticelli, legale di uno degli imputati condannati oggi dalla Corte d'Appello di Bari, terza sezione, perche' accusati di far parte di un'associazione a delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitu'. L'assistito dell'avvocato Quarticelli, un cittadino polacco, e' stato condannato a 4 anni e mezzo di reclusione e attualmente si trova libero in Polonia. Il legale ha riferito che, dopo la lettura delle motivazioni, ricorrera' in Cassazione contro la sentenza. ''Credo -ha aggiunto- che da parte della Corte di Appello, cosi' come da parte del gup, sia venuta una delle prime sentenze che riconoscono la riduzione in schiavitu' in Italia. Per questo la sentenza e' importante e fa clamore. Poi vedremo le motivazioni'', ha concluso.
fonte: adnkronos.com/IGN

venerdì 13 febbraio 2009

A QUARTO UN AMBULATORIO PER MALATTIE INFETTIVE PER CITTADINI EXTRACOMUNITARI

Il giorno 18/02/2009 alle ore 10,30 presso la sala consiliare del comune di Quarto verrà presentato l’ ambulatorio per malattie infettive per cittadini extracomunitari.
Lo scopo è quello di favorire la rete di controlli epidemiologici per la tutela della salute della popolazione residente e quella immigrata portando sul territorio attività dell’ospedale "Cotugno" di Napoli, razionalizzando così i costi.
L’ Ambulatorio per malattie infettive, finanziato interamente dalla Provincia di Napoli è il frutto della sinergia tra il dipartimento servizi epidemiologici dell'Asl Napoli 2, Ospedale Cotugno ed il Comune di Quarto . Una sorta di “osservatorio epidemiologico”per garantire la salute pubblica, effettuando un monitoraggio costante per capire l’eventuale presenza di malattie infettive sul territorio della ASL NA2. Contribuirà all’attività dell’ambulatorio l’associazione di promozione sociale “Ashiwa” .
L'ambulatorio partirà il giorno 18 febbraio e sarà aperto al pubblico per due mercoledì al mese dalle ore 17,00 alle 19,00 presso l’ambulatorio s.t.p. del distretto n. 59 ASL NA2.
Alla presentazione dell’Ambulatorio interverranno:
-Sindaco di Quarto Dott. Secone Sauro
- Assessore all’immigrazione e Cooperazione internazionale Provincia Dott. D’Aimmo Isadora
- Assessore alle politiche sociali del Comune di Quarto Dott. Morisco Dario
- Direttore Asl NA2 Dott. Ateniese Raffaele
- Direttore dell’ ospedale Cotugno

giovedì 5 febbraio 2009

Ddl sicurezza: Ordini medici, norme irragionevoli

“Ribadiamo il nostro rispettoso ma fermo dissenso” alla possibilità di denunciare i clandestini che saremo chiamati a curare. Lo spiega all'agenzia Agi il presidente della federazione degli ordini dei medici (Fnomceo) Amedeo Bianco, parlando di una norma contenuta nel pacchetto sicurezza approvato oggi dal Senato. Per Bianco, si tratta di una legge che “va contro l'etica e la deontologia”, e che “si potrebbe anche rivelare un boomerang sul piano della salute pubblica”. D'altronde, ricorda Bianco, “la tutela della delinquenza da parte dei medici c’è già. Se viene da noi un clandestino accoltellato, o picchiato, o moribondo, abbiamo già l'obbligo di referto. Ma allargare questa norma a tutti i clandestini mi sembra sia un vulnus alla ragione e alla coscienza”.
fonte:http://www.rassegna.it

giovedì 29 gennaio 2009

mercoledì 28 gennaio 2009

Links utili

http://www.solidarietasociale.gov.it/SolidarietaSociale/tematiche/Immigrazione/pubblicazioni/Anno2008_Presentazione_Vademecum_Immigrazione.htm

Fuga da Lampedusa

Sabato 24 gennaio 2009, i migranti chiusi nel centro di detenzione di Lampedusa hanno abbattuto i cancelli del centro e sono fuggiti; seguiti da polizia e carabinieri, si sono diretti lungo la strada che separa il centro dalla cittadina dell’isola per protestare davanti al Municipio. E’ da alcuni giorni che le proteste sull’isola si sono fatte sentire, dapprima dagli abitanti, che hanno inscenato proteste e cortei contro le recenti decisioni del ministro degli interni Maroni, e poi da parte dei migranti, alcuni dei quali già ieri erano fuggiti dal centro e si erano uniti al corteo che ha attraversato l’isola. Gli altri migranti, ieri ancora racchiusi nel centro, hanno raccontato la vita lì dentro alla delegazione del Partito democratico entrata, insieme ad alcuni giornalisti, per un’ispezione. Il solito inferno fatto di sovraffollamento, posti letto non sufficienti e tende o teloni di plastica stesi nel cortile del centro per alloggiare un’umanità detenuta in sovrappiù anche rispetto al luogo preposto alla sua detenzione. Sono seguiti poi i comunicati e gli appelli di varie associazioni antirazziste, da anni impegnate nel monitoraggio di quest’inferno, e il comunicato dell’Unhcr che, attraverso la voce di Pirkko Kourula, direttore dell’ufficio per l’Europa dell’Alto commissariato per i rifugiati, ha esortato “le autorità italiane a fare tutto il necessario per risolvere la difficile situazione umanitaria che si è creata a Lampedusa”.
Situato dapprima nell’area adiacente all’aeroporto dell’isola, con una capienza massima di 80 posti, il centro di detenzione di Lampedusa, in funzione dal 1998, subito dopo l’approvazione della legge Turco-Napolitano, è stato, in tutti questi anni, varie cose al contempo: luogo di sperimentazione delle politiche di esternalizzazione, italiane ed europee, una fabbrica di clandestinizzazione, luogo di deportazione (verso la Libia), e sempre, contemporaneamente, un girone infernale in cui i migranti, arrivati sull’isola, venivano fatti sparire. Negli ultimi anni, mentre il centro è stato trasformato con un colpo di bacchetta magica in “centro di primo soccorso ed accoglienza”, quasi i nomi bastassero a cambiare la realtà della detenzione, e poi trasferito in una zona disabitata dell’isola per aumentare la sua capienza, e mentre cresceva a dismisura la percentuale dei migranti potenziali richiedenti asilo in arrivo sull’isola, il sistema sembrava essere ormai rodato: qualche giorno di permanenza lì dentro e poi ponti aerei per trasferire i detenuti verso le altre detenzioni italiane. Ma gli ultimi arrivi sull’isola, aumentati notevolmente nel corso del 2008, sino ad arrivare a fine anno alla cifra di 30.682, e soprattutto i numerosi arrivi intorno ai giorni di Natale hanno fatto cambiare opinione a Maroni che ha deciso di modificare quel sistema: non più ponti aerei verso gli altri centri italiani, ma il trasferimento sull’isola della Commissione territoriale per il riconoscimento del diritto d’asilo di Trapani (con decreto del 14 gennaio 2009) e l’attesa nel centro da parte dei richiedenti asilo della decisione sulla loro sorte di tale Commissione. Per gli altri, il trasferimento in un nuovo centro, inaugurato due giorni fa, sempre a Lampedusa, ma in questo caso “centro di identificazione e di espulsione” da cui i detenuti dovrebbero essere rimpatriati direttamente nei loro paesi o deportati in Libia. Sembrava, a Maroni e al governo italiano, che anche in questo caso le cose potessero funzionare. Ma la bacchetta magica della detenzione e della deportazione in questi giorni non ha funzionato, inceppata dapprima dalle ambigue proteste degli abitanti che si appellano alla vocazione turistica dell’isola per affermare che non vogliono che si trasformi in una nuova Alcatraz e, ora, dalla rivolta dei migranti, per i quali l’inferno senza la prospettiva di un nuovo inizio, da rifugiati o da clandestinizzati, si è fatto del tutto insostenibile. Alla fine della giornata, che ha visto i migranti in piazza insieme agli abitanti, molti sono rientrati nel centro, non tutti. Nessun problema e soprattutto nessuna fuga, ha dichiarato Silvio Berlusconi, il centro non è una struttura chiusa, i migranti possono uscire, andare in paese e bersi una birra. Oggi, come al solito, l’hanno fatto!
(24 gennaio 2009)
la cronaca della giornata:
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo439572.shtml
video della giornata:
http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&vxChannel=Dall%20Italia&vxClipId=2524_4e644aca-ea00-11dd-a42c-00144f02aabc&vxBitrate=300
galleria di immagini:
http://www.corriere.it/gallery/Cronache/vuoto.shtml?2009/01_Gennaio/immigrati/1&1
http://www.multimedia.ilsole24ore.com/fotogallery/9a9896c0-ea38-11dd-9fc6-dcc34ac3b9ed/9a9896c0-ea38-11dd-9fc6-dcc34ac3b9ed.shtml?1
il video sul centro Lampedusa 2009: se questo è un uomo
http://www.youdem.tv/
alcune immagini del centro “di primo soccorso”:
http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/cronaca/lampedusa-cpt/1.html
immagini della protesta degli abitanti:
http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/cronaca/lampedusa-rivolta/1.html
appello delle associazioni:
http://www.asgi.it/content/documents/dl09012300.documento.tavolo.situazione.lampedusa.23gen09.pdf

fonte: www.storiemigranti.org