Il giorno 18/02/2009 alle ore 10,30 presso la sala consiliare del comune di Quarto verrà presentato l’ ambulatorio per malattie infettive per cittadini extracomunitari.
Lo scopo è quello di favorire la rete di controlli epidemiologici per la tutela della salute della popolazione residente e quella immigrata portando sul territorio attività dell’ospedale "Cotugno" di Napoli, razionalizzando così i costi.
L’ Ambulatorio per malattie infettive, finanziato interamente dalla Provincia di Napoli è il frutto della sinergia tra il dipartimento servizi epidemiologici dell'Asl Napoli 2, Ospedale Cotugno ed il Comune di Quarto . Una sorta di “osservatorio epidemiologico”per garantire la salute pubblica, effettuando un monitoraggio costante per capire l’eventuale presenza di malattie infettive sul territorio della ASL NA2. Contribuirà all’attività dell’ambulatorio l’associazione di promozione sociale “Ashiwa” .
L'ambulatorio partirà il giorno 18 febbraio e sarà aperto al pubblico per due mercoledì al mese dalle ore 17,00 alle 19,00 presso l’ambulatorio s.t.p. del distretto n. 59 ASL NA2.
Alla presentazione dell’Ambulatorio interverranno:
-Sindaco di Quarto Dott. Secone Sauro
- Assessore all’immigrazione e Cooperazione internazionale Provincia Dott. D’Aimmo Isadora
- Assessore alle politiche sociali del Comune di Quarto Dott. Morisco Dario
- Direttore Asl NA2 Dott. Ateniese Raffaele
- Direttore dell’ ospedale Cotugno
venerdì 13 febbraio 2009
giovedì 5 febbraio 2009
Ddl sicurezza: Ordini medici, norme irragionevoli
“Ribadiamo il nostro rispettoso ma fermo dissenso” alla possibilità di denunciare i clandestini che saremo chiamati a curare. Lo spiega all'agenzia Agi il presidente della federazione degli ordini dei medici (Fnomceo) Amedeo Bianco, parlando di una norma contenuta nel pacchetto sicurezza approvato oggi dal Senato. Per Bianco, si tratta di una legge che “va contro l'etica e la deontologia”, e che “si potrebbe anche rivelare un boomerang sul piano della salute pubblica”. D'altronde, ricorda Bianco, “la tutela della delinquenza da parte dei medici c’è già. Se viene da noi un clandestino accoltellato, o picchiato, o moribondo, abbiamo già l'obbligo di referto. Ma allargare questa norma a tutti i clandestini mi sembra sia un vulnus alla ragione e alla coscienza”.
fonte:http://www.rassegna.it
fonte:http://www.rassegna.it
giovedì 29 gennaio 2009
mercoledì 28 gennaio 2009
Fuga da Lampedusa
Sabato 24 gennaio 2009, i migranti chiusi nel centro di detenzione di Lampedusa hanno abbattuto i cancelli del centro e sono fuggiti; seguiti da polizia e carabinieri, si sono diretti lungo la strada che separa il centro dalla cittadina dell’isola per protestare davanti al Municipio. E’ da alcuni giorni che le proteste sull’isola si sono fatte sentire, dapprima dagli abitanti, che hanno inscenato proteste e cortei contro le recenti decisioni del ministro degli interni Maroni, e poi da parte dei migranti, alcuni dei quali già ieri erano fuggiti dal centro e si erano uniti al corteo che ha attraversato l’isola. Gli altri migranti, ieri ancora racchiusi nel centro, hanno raccontato la vita lì dentro alla delegazione del Partito democratico entrata, insieme ad alcuni giornalisti, per un’ispezione. Il solito inferno fatto di sovraffollamento, posti letto non sufficienti e tende o teloni di plastica stesi nel cortile del centro per alloggiare un’umanità detenuta in sovrappiù anche rispetto al luogo preposto alla sua detenzione. Sono seguiti poi i comunicati e gli appelli di varie associazioni antirazziste, da anni impegnate nel monitoraggio di quest’inferno, e il comunicato dell’Unhcr che, attraverso la voce di Pirkko Kourula, direttore dell’ufficio per l’Europa dell’Alto commissariato per i rifugiati, ha esortato “le autorità italiane a fare tutto il necessario per risolvere la difficile situazione umanitaria che si è creata a Lampedusa”.
Situato dapprima nell’area adiacente all’aeroporto dell’isola, con una capienza massima di 80 posti, il centro di detenzione di Lampedusa, in funzione dal 1998, subito dopo l’approvazione della legge Turco-Napolitano, è stato, in tutti questi anni, varie cose al contempo: luogo di sperimentazione delle politiche di esternalizzazione, italiane ed europee, una fabbrica di clandestinizzazione, luogo di deportazione (verso la Libia), e sempre, contemporaneamente, un girone infernale in cui i migranti, arrivati sull’isola, venivano fatti sparire. Negli ultimi anni, mentre il centro è stato trasformato con un colpo di bacchetta magica in “centro di primo soccorso ed accoglienza”, quasi i nomi bastassero a cambiare la realtà della detenzione, e poi trasferito in una zona disabitata dell’isola per aumentare la sua capienza, e mentre cresceva a dismisura la percentuale dei migranti potenziali richiedenti asilo in arrivo sull’isola, il sistema sembrava essere ormai rodato: qualche giorno di permanenza lì dentro e poi ponti aerei per trasferire i detenuti verso le altre detenzioni italiane. Ma gli ultimi arrivi sull’isola, aumentati notevolmente nel corso del 2008, sino ad arrivare a fine anno alla cifra di 30.682, e soprattutto i numerosi arrivi intorno ai giorni di Natale hanno fatto cambiare opinione a Maroni che ha deciso di modificare quel sistema: non più ponti aerei verso gli altri centri italiani, ma il trasferimento sull’isola della Commissione territoriale per il riconoscimento del diritto d’asilo di Trapani (con decreto del 14 gennaio 2009) e l’attesa nel centro da parte dei richiedenti asilo della decisione sulla loro sorte di tale Commissione. Per gli altri, il trasferimento in un nuovo centro, inaugurato due giorni fa, sempre a Lampedusa, ma in questo caso “centro di identificazione e di espulsione” da cui i detenuti dovrebbero essere rimpatriati direttamente nei loro paesi o deportati in Libia. Sembrava, a Maroni e al governo italiano, che anche in questo caso le cose potessero funzionare. Ma la bacchetta magica della detenzione e della deportazione in questi giorni non ha funzionato, inceppata dapprima dalle ambigue proteste degli abitanti che si appellano alla vocazione turistica dell’isola per affermare che non vogliono che si trasformi in una nuova Alcatraz e, ora, dalla rivolta dei migranti, per i quali l’inferno senza la prospettiva di un nuovo inizio, da rifugiati o da clandestinizzati, si è fatto del tutto insostenibile. Alla fine della giornata, che ha visto i migranti in piazza insieme agli abitanti, molti sono rientrati nel centro, non tutti. Nessun problema e soprattutto nessuna fuga, ha dichiarato Silvio Berlusconi, il centro non è una struttura chiusa, i migranti possono uscire, andare in paese e bersi una birra. Oggi, come al solito, l’hanno fatto!
(24 gennaio 2009)
la cronaca della giornata:
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo439572.shtml
video della giornata:
http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&vxChannel=Dall%20Italia&vxClipId=2524_4e644aca-ea00-11dd-a42c-00144f02aabc&vxBitrate=300
galleria di immagini:
http://www.corriere.it/gallery/Cronache/vuoto.shtml?2009/01_Gennaio/immigrati/1&1
http://www.multimedia.ilsole24ore.com/fotogallery/9a9896c0-ea38-11dd-9fc6-dcc34ac3b9ed/9a9896c0-ea38-11dd-9fc6-dcc34ac3b9ed.shtml?1
il video sul centro Lampedusa 2009: se questo è un uomo
http://www.youdem.tv/
alcune immagini del centro “di primo soccorso”:
http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/cronaca/lampedusa-cpt/1.html
immagini della protesta degli abitanti:
http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/cronaca/lampedusa-rivolta/1.html
appello delle associazioni:
http://www.asgi.it/content/documents/dl09012300.documento.tavolo.situazione.lampedusa.23gen09.pdf
fonte: www.storiemigranti.org
Situato dapprima nell’area adiacente all’aeroporto dell’isola, con una capienza massima di 80 posti, il centro di detenzione di Lampedusa, in funzione dal 1998, subito dopo l’approvazione della legge Turco-Napolitano, è stato, in tutti questi anni, varie cose al contempo: luogo di sperimentazione delle politiche di esternalizzazione, italiane ed europee, una fabbrica di clandestinizzazione, luogo di deportazione (verso la Libia), e sempre, contemporaneamente, un girone infernale in cui i migranti, arrivati sull’isola, venivano fatti sparire. Negli ultimi anni, mentre il centro è stato trasformato con un colpo di bacchetta magica in “centro di primo soccorso ed accoglienza”, quasi i nomi bastassero a cambiare la realtà della detenzione, e poi trasferito in una zona disabitata dell’isola per aumentare la sua capienza, e mentre cresceva a dismisura la percentuale dei migranti potenziali richiedenti asilo in arrivo sull’isola, il sistema sembrava essere ormai rodato: qualche giorno di permanenza lì dentro e poi ponti aerei per trasferire i detenuti verso le altre detenzioni italiane. Ma gli ultimi arrivi sull’isola, aumentati notevolmente nel corso del 2008, sino ad arrivare a fine anno alla cifra di 30.682, e soprattutto i numerosi arrivi intorno ai giorni di Natale hanno fatto cambiare opinione a Maroni che ha deciso di modificare quel sistema: non più ponti aerei verso gli altri centri italiani, ma il trasferimento sull’isola della Commissione territoriale per il riconoscimento del diritto d’asilo di Trapani (con decreto del 14 gennaio 2009) e l’attesa nel centro da parte dei richiedenti asilo della decisione sulla loro sorte di tale Commissione. Per gli altri, il trasferimento in un nuovo centro, inaugurato due giorni fa, sempre a Lampedusa, ma in questo caso “centro di identificazione e di espulsione” da cui i detenuti dovrebbero essere rimpatriati direttamente nei loro paesi o deportati in Libia. Sembrava, a Maroni e al governo italiano, che anche in questo caso le cose potessero funzionare. Ma la bacchetta magica della detenzione e della deportazione in questi giorni non ha funzionato, inceppata dapprima dalle ambigue proteste degli abitanti che si appellano alla vocazione turistica dell’isola per affermare che non vogliono che si trasformi in una nuova Alcatraz e, ora, dalla rivolta dei migranti, per i quali l’inferno senza la prospettiva di un nuovo inizio, da rifugiati o da clandestinizzati, si è fatto del tutto insostenibile. Alla fine della giornata, che ha visto i migranti in piazza insieme agli abitanti, molti sono rientrati nel centro, non tutti. Nessun problema e soprattutto nessuna fuga, ha dichiarato Silvio Berlusconi, il centro non è una struttura chiusa, i migranti possono uscire, andare in paese e bersi una birra. Oggi, come al solito, l’hanno fatto!
(24 gennaio 2009)
la cronaca della giornata:
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo439572.shtml
video della giornata:
http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&vxChannel=Dall%20Italia&vxClipId=2524_4e644aca-ea00-11dd-a42c-00144f02aabc&vxBitrate=300
galleria di immagini:
http://www.corriere.it/gallery/Cronache/vuoto.shtml?2009/01_Gennaio/immigrati/1&1
http://www.multimedia.ilsole24ore.com/fotogallery/9a9896c0-ea38-11dd-9fc6-dcc34ac3b9ed/9a9896c0-ea38-11dd-9fc6-dcc34ac3b9ed.shtml?1
il video sul centro Lampedusa 2009: se questo è un uomo
http://www.youdem.tv/
alcune immagini del centro “di primo soccorso”:
http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/cronaca/lampedusa-cpt/1.html
immagini della protesta degli abitanti:
http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/cronaca/lampedusa-rivolta/1.html
appello delle associazioni:
http://www.asgi.it/content/documents/dl09012300.documento.tavolo.situazione.lampedusa.23gen09.pdf
fonte: www.storiemigranti.org
giovedì 28 agosto 2008
RACCOLTA DI PROVERBI AFRICANI
I popoli africani hanno elaborato a partire dall’ osservazione e dall’ esperienza, e espresso in proverbi, un certo numero di affermazioni di fondo costituenti una sorta di “filosofia prima” su cui si basa la loro interpretazione del mondo e dell’ uomo. Fra queste affermazioni di principio vi sono le seguenti:
ESPERIENZA
- Sbagliando strada si impara a riconoscere la propria strada (schambala).
- I giorni non si scavalcano (tupurì).
EVIDENZA
- Non si conosce il domani (tupurì).
- Ogni ferita lascia una cicatrice (pigmei).
LIMITE
- Anche se avete il collo lungo non potete vedere dietro la collina (ngbaka).
- Non si deve chiedere al sale di essere dolce (bamileke).
NECESSITA’ DI SCEGLIERE
- La pelle del leopardo è bella, ma il suo cuore è cattivo (baluba).
- Quando un uomo libero viene legato con una corda la spezza (bantu).
UOMINI E DONNE
Molti proverbi africani descrivono l’ uomo e la donna nel loro carattere e comportamento individuale, per così dire “in assoluto”, indipendentemente dal loro inserimento in un contesto familiare o sociale. Come avviene abitualmente in casi del genere, l’ accento cade più sui difetti che non sulle qualità.
Si tratta infatti di consigliare l’ individuo a frenare le sue tendenze negative, rendendolo così il più possibile adatto ad assumere un comportamento armonioso ed equilibrato in famiglia e in società.
A.VIZI E VIRTU’
CONSTATAZIONI GENERALI
- Saper nuotare e andare a cavallo è bene, ma conoscere se stessi è meglio (bambara).
- Si guarisce una malattia, ma non si guarisce mai una cattiva abitudine (beti).
BUONI E CATTIVI
- Anche se la menzogna parte di buon mattino e la verità solo verso sera, la verità raggiungerà la menzogna (peul).
- Si dice male degli assenti, ma si temono i presenti (lulua).
SUPERBI E MODESTI
- I tatuaggi sulla schiena sono gli altri ad ammirarli (lascia che sono gli altri a lodarti) (bayombe).
- Chi costruisce la capanna sul ciglio della strada dovrà sopportare la sofferenza altrui (bamileke).
INGRATI E RICONOSCENTI
- E’ fuoco a cuocere i nostri cibi, ma quando il fuoco distrugge il villaggio, tutti si lamentano (ewe).
- Tagli forse l’ albero che ti ha salvato il giorno in cui sei fuggito davanti al bufalo? (bambala).
PAZIENTI E IMPAZIENTI
- Non esiste un unico giorno, anche domani il sole risplenderà (andoga).
- La notte è lunga ma poi viene il giorno (bornu).
EGOISTI, AVARI E PARASSITI
- In una casa dove si patisce la fame il cane non entra (mongo).
- Una mamma avara non rifiuta nulla al suo bambino (duala).
LADRI E INSAZIABILI
- Chi chiede non è ladro (bamileke).
- Chi ha trovato un fungo cerca tutt’ intorno per scoprirne degli altri (bamileke).
PIGRI E LAVORATORI
- Perchè piantare così presto, non è ancora piovuto! (basuto).
- Il coltivatore è solo, ma quelli che mangiano sono molti (schambala).
B.REGOLE DI VITA
AMORE VERSO LA PROPRIA ETNIA
- La tartaruga non abbandona la sua corazza (basuto).
- Al mattino gli uccelli volano via, ma la sera ritornano tutti al nido (ivili).
ATTACCAMENTO ALLA FAMIGLIA E AI CONSANGUINEI
- Nel grembo della madre il bambino non manca di nulla (azande).
- La lingua e i denti a volte litigano con la bocca, ma ciò non impedisce che continuino a rimanere insieme (bantu).
FIEREZZA PERSONALE E RISPETTO VERSO TUTTI
- Lo scoiattolo è piccolo, ma non è schiavo dell’ elefante (bornu).
- La lingua non ha ossa e tuttavia è molto potente (Rwanda).
PRUDENZA
- Non gettare il bastone prima di aver attraversato lo stagno (duala).
- non si prende il fuoco con la mano (kanuru).
PREVIDENZA
- Il giorno non ritorna indietro (tupurì).
- La iena dice: devo imparare a camminare su tre zampe, per saperlo fare quando sarò vecchia (bambara).
DISCREZIONE
- La parola che esce dalla bocca scavalca ben presto le montagne (Burundi).
- La gallina fa le uova quando la gente non la guarda (libinza, mongo).
SENSO DI RESPONSABILITA’
- La coda della mucca sorveglia a destra e a sinistra (wadchagga).
- Il sole non dimentica alcun villaggio (ambede).
SOLIDARIETA’ E AIUTO SCAMBIEVOLE
- Non si costruisce una casa da soli (Rwanda).
- Le formiche hanno detto: mettiamoci insieme e riusciremo a trasportare un elefante (mossi).
CURARE LA VERA AMICIZIA
- A due a due è il segreto della felicità (ekonda).
- Anche il vostro cane conosce la casa dei vostri amici (batetela).
FUGGIRE LE CATTIVE COMPAGNIE
- Chi cammina sui carboni ardenti si brucerà i piedi (ntomba).
- Quando si va insieme allo scoiattolo si impara ad arrampicarsi, ma anche a rubare (asolongo).
EVITARE I PERICOLI
- La tartaruga non morde la zampa del leopardo (pigmei).
- Il fuoco che riscalda finirà per bruciarvi (pigmei).
IMPARARE A SBROGLIARSELA
- Le macchie del leopardo nessun animale riusciva a contarle, ma la tartaruga sì; disse: sono due, gialla e nera (basa).
- Gli uccelli si salvano con le loro ali, l’ uomo con la sua bocca (ekonda).
ASCOLTARE I CONSIGLI
- Capita a volte che il saggio sia consigliato da un pazzo (beti).
- Chi ti consiglia di costruire la capanna non ti darà neppure un fascio di paglia per coprirla (bateke).
C.DUE CONDIZIONI PARTICOLARI
LA VITA IN CONDIZIONE DI ESTREMA POVERTA’
- Non è che il cane preferisca gli ossi alla carne, è che nessuno gli dà la carne (akan).
- Ciò che il muto ha visto il cieco vedrà (lulua).
LA VECCHIAIA E LA MORTE
- Non si stende un tappeto davanti alla morte (vakaranga).
- La vita viene lentamente, la morte all’ improvviso (tsonga).
LA VITA IN FAMIGLIA
La tradizione africana ha sempre accordato molta importanza alla famiglia. Essa conosce le gioie e le sofferenze della vita familiare e sa che un matrimonio sbagliato e un’ educazione dei figli difettosa può essere fonte di molti guai sia per i diretti interessati che a livello di villaggio e di clan. D’ altra parte, essa antepone gli interessi del clan a quelli personali. Nel matrimonio il valore primordiale è quello della fecondità e nell’ educazione quello di un armoniosa inserimento della vita del ragazzo e del giovane nella vita del villaggio. Come l’ amore, pur importante e considerato, è subordinato alla fecondità, così lo sviluppo della personalità del ragazzo e del giovane, pur importante e considerato, è subordinato alla vita del villaggio e più in generale del clan cui appartiene.
DIVERSA NATURA DELL’ UOMO E DELLA DONNA
- La lingua dell’ uomo è come la pioggia della stagione secca, quella della donna come la pioggia della stagione delle pioggie (fang).
- Un coltello non teme le spine, una donna non teme il marito (mongo).
AMORE
- Non fa mai notte dove ci si ama (Burundi).
- Il sentiero che porta verso le persone amate non ha spine (duala).
SCELTA DEL PARTNER
- Quando vai a pescare scegli un luogo adatto; quando vuoi sposarti, scegli in una buona famiglia (basakata).
- Vuoi appoggiarti a un albero, renditi anzitutto conto se è abbastanza robusto (ambede).
MATRIMONIO
- Il matrimonio è come la pioggia; si comincia dicendo: quando pioverà? Alla seconda pioggia si dice: ora basta; alla terza: è decisamente troppo (pigmei).
- Quando mangi un uovo, non disprezzare la gallina (i suoceri) (bangala).
COMPLEMENTARIETA’ E COLLABORAZIONE
- La mano sinistra pulisce la mano destra (ngombe, basonge).
- La famiglia matura si consolida con il dialogo (bayombe).
INDISSOLUBILITA’ DEL MATRIMONIO
- Il filo segue l’ ago (batetela).
- Il cane resta presso il padrone che lo nutre (bahunde).
POLIGAMIA
- Il pesce preparato dalla moglie di un poligamo è mangiato dalla sua rivale (bahumbu).
- Se non segui questo sentiero a che serve orientarti sul sole (se non è tua moglie, perchè guardarla!) (ekonda).
LA POSIZIONE DEI GENITORI
- La gallina non ha latte, ma nutre i suoi piccoli con il calore del suo corpo (schambala).
- Se uccidi il piccolo dell’ ippopotamo uccidi anche sua madre (bangala).
LA POSIZIONE DEI FIGLI
- Anche se sua madre è povera, nessun bambino la sfugge per correre dietro a un’ altra madre (minah).
- Il bambino che non è mai uscito di casa pensa che solo sua madre sa fare bene il sugo (minah).
IL RUOLO DEI GENITORI: EDUCARE, SORVEGLIARE, CORREGERE....
- Il caimano dice: non andare in acqua con il piccolo di un altro (tupurì).
- Si dà la forma all’ argilla finchè è umida (peul).
....MA SENZA TROPPA SEVERITA’
- La collera di una madre non dura più di una notte (Burundi).
- Un figlio che incendia la capanna non lo si uccide (bakusu).
CURARE ANCHE LA PERSONALITA’ DEI FIGLI
- Si genera un uomo, non il suo comportamento (bahaya).
- Il cuore conserva ciò che l’ orecchio ha inteso (bayombe).
IL RUOLO DEI FIGLI: OBBEDIRE E SEGUIRE I CONSIGLI
- La tartaruga si è fatta da sola, ecco perchè ha le zampe storte (ekonda).
- Seguiamo le parole degli anziani ma, non i loro pensieri (fante).
QUALE IL PADRE TALE IL FIGLIO
- La scimmia deve la sua coda o a suo padre o a sua madre (pangwe).
- Anche il piccolo leopardo si chiama leopardo (bambala).
....MA NON SEMPRE:
- La mosca ha generato un’ ape (bamoun).
- Se il ferro non è buono non bisogna prendersela con il fabbro (ekonda).
LA VITA DEL VILLAGGIO
proverbi riguardanti i rapporti umani a livello del villaggio (e delle tribù) sembrano perseguire un triplice scop: produrre e conservare un alto livello di armonia comunitaria, clanica e tribale; orientare la vita e l’ azione dell’ individuo verso il bene comune; mettere in guardia il singolo da ogni eccesso nelle sue relazioni sociali.
IL CAPOVILLAGGIO E L’ ESERCIZIO DELL’ AUTORITA’
- Un capo è come un elefante è difficile rovesciarlo (bahaya).
- L’ autorità è nella mano (nella generosità) (tumbuka).
GIOVANI E ADULTI
- Vecchia scopa pulisce meglio di una nuova (ga).
- Quando compare la barba, scompare l’ infanzia (Rwanda).
FORTI E DEBOLI
- Uno scarafaggio in un pollaio è perduto (bandibu).
- Sacco vuoto non sta in piedi (mandingue).
RICCHI E POVERI
- L’ elefante nasce con le scarpe (andoga).
- Il ricco si salva con il denaro, il povero con la bocca (bantandu).
I VECCHI
- Non si insegna a una vecchia scimmia a fare le boccacce (bakongo)
- La vecchia tiene in mano il potere con il fuoco (tupurì).
I FORESTIERI
- Il forestiero è come una gallina bianca lo si riconosce immediatamente (tumbuka).
- Il forestiero non si porta dietro la sua capanna (mossi, bayombe).
I CONFLITTI....
- Si può dormire quando si ha fame, ma non quando si è in rotta con qualcuno (baluba).
- Coloro che litigano non si insegnano l’ un l’ altro le cose da rimproverarsi (mongo).
....E LA LORO GRADUALE SOLUZIONE:
A.NON CERCARE DI NASCONDERSI
- Le erbe alte possono nascondere le faraone, ma non possono soffocare il loro grido (peul).
- Non potete nascondere il fumo di una capanna che avete incendiato (Burundi).
B.NON CERCARE SCUSE O INCOLPARE ALTRI
- Quando il leopardo mangia il suo piccolo, dirà che è stato lo zibetto a mangiarlo (bangala).
- Chi vuole uccidere il suo cane l’ accusa di avere le pulci (pigmei).
C.AFFIDARSI A CHI AMMINISTRA LA GIUSTIZIA E ACCETTARNE LA DECISIONE
- Anche chi ha inventato i tabù beve l’ acqua (anche il legislatore deve sottostare alla legge) (ngombe).
- Un giudice senza intelligenza è come un fucile arrugginito (fang).
L’ ESSERE SUPREMO
E’ unico e trascendente. E’ Creatore e Signore assoluto. E’ fonte della vita e della forza. Protegge e difende le sue creature.
- Se Dio non ti prende la vita, nessuno può togliertela (mossi).
- L’ orfano ha Dio per Padre (mossi)
ALCUNI PROVERBI DI USO COMUNE IN LINGUA SWAHILI
- La natura dello schiavo è la parola, quella dell’ uomo libero l’ azione.
- Il veleno della parola è la parola.
- Il silenzio ha una forte risonanza.
- Due elefanti si battono, le erbe riportano ferite.
fonte: daddo.it
I popoli africani hanno elaborato a partire dall’ osservazione e dall’ esperienza, e espresso in proverbi, un certo numero di affermazioni di fondo costituenti una sorta di “filosofia prima” su cui si basa la loro interpretazione del mondo e dell’ uomo. Fra queste affermazioni di principio vi sono le seguenti:
ESPERIENZA
- Sbagliando strada si impara a riconoscere la propria strada (schambala).
- I giorni non si scavalcano (tupurì).
EVIDENZA
- Non si conosce il domani (tupurì).
- Ogni ferita lascia una cicatrice (pigmei).
LIMITE
- Anche se avete il collo lungo non potete vedere dietro la collina (ngbaka).
- Non si deve chiedere al sale di essere dolce (bamileke).
NECESSITA’ DI SCEGLIERE
- La pelle del leopardo è bella, ma il suo cuore è cattivo (baluba).
- Quando un uomo libero viene legato con una corda la spezza (bantu).
UOMINI E DONNE
Molti proverbi africani descrivono l’ uomo e la donna nel loro carattere e comportamento individuale, per così dire “in assoluto”, indipendentemente dal loro inserimento in un contesto familiare o sociale. Come avviene abitualmente in casi del genere, l’ accento cade più sui difetti che non sulle qualità.
Si tratta infatti di consigliare l’ individuo a frenare le sue tendenze negative, rendendolo così il più possibile adatto ad assumere un comportamento armonioso ed equilibrato in famiglia e in società.
A.VIZI E VIRTU’
CONSTATAZIONI GENERALI
- Saper nuotare e andare a cavallo è bene, ma conoscere se stessi è meglio (bambara).
- Si guarisce una malattia, ma non si guarisce mai una cattiva abitudine (beti).
BUONI E CATTIVI
- Anche se la menzogna parte di buon mattino e la verità solo verso sera, la verità raggiungerà la menzogna (peul).
- Si dice male degli assenti, ma si temono i presenti (lulua).
SUPERBI E MODESTI
- I tatuaggi sulla schiena sono gli altri ad ammirarli (lascia che sono gli altri a lodarti) (bayombe).
- Chi costruisce la capanna sul ciglio della strada dovrà sopportare la sofferenza altrui (bamileke).
INGRATI E RICONOSCENTI
- E’ fuoco a cuocere i nostri cibi, ma quando il fuoco distrugge il villaggio, tutti si lamentano (ewe).
- Tagli forse l’ albero che ti ha salvato il giorno in cui sei fuggito davanti al bufalo? (bambala).
PAZIENTI E IMPAZIENTI
- Non esiste un unico giorno, anche domani il sole risplenderà (andoga).
- La notte è lunga ma poi viene il giorno (bornu).
EGOISTI, AVARI E PARASSITI
- In una casa dove si patisce la fame il cane non entra (mongo).
- Una mamma avara non rifiuta nulla al suo bambino (duala).
LADRI E INSAZIABILI
- Chi chiede non è ladro (bamileke).
- Chi ha trovato un fungo cerca tutt’ intorno per scoprirne degli altri (bamileke).
PIGRI E LAVORATORI
- Perchè piantare così presto, non è ancora piovuto! (basuto).
- Il coltivatore è solo, ma quelli che mangiano sono molti (schambala).
B.REGOLE DI VITA
AMORE VERSO LA PROPRIA ETNIA
- La tartaruga non abbandona la sua corazza (basuto).
- Al mattino gli uccelli volano via, ma la sera ritornano tutti al nido (ivili).
ATTACCAMENTO ALLA FAMIGLIA E AI CONSANGUINEI
- Nel grembo della madre il bambino non manca di nulla (azande).
- La lingua e i denti a volte litigano con la bocca, ma ciò non impedisce che continuino a rimanere insieme (bantu).
FIEREZZA PERSONALE E RISPETTO VERSO TUTTI
- Lo scoiattolo è piccolo, ma non è schiavo dell’ elefante (bornu).
- La lingua non ha ossa e tuttavia è molto potente (Rwanda).
PRUDENZA
- Non gettare il bastone prima di aver attraversato lo stagno (duala).
- non si prende il fuoco con la mano (kanuru).
PREVIDENZA
- Il giorno non ritorna indietro (tupurì).
- La iena dice: devo imparare a camminare su tre zampe, per saperlo fare quando sarò vecchia (bambara).
DISCREZIONE
- La parola che esce dalla bocca scavalca ben presto le montagne (Burundi).
- La gallina fa le uova quando la gente non la guarda (libinza, mongo).
SENSO DI RESPONSABILITA’
- La coda della mucca sorveglia a destra e a sinistra (wadchagga).
- Il sole non dimentica alcun villaggio (ambede).
SOLIDARIETA’ E AIUTO SCAMBIEVOLE
- Non si costruisce una casa da soli (Rwanda).
- Le formiche hanno detto: mettiamoci insieme e riusciremo a trasportare un elefante (mossi).
CURARE LA VERA AMICIZIA
- A due a due è il segreto della felicità (ekonda).
- Anche il vostro cane conosce la casa dei vostri amici (batetela).
FUGGIRE LE CATTIVE COMPAGNIE
- Chi cammina sui carboni ardenti si brucerà i piedi (ntomba).
- Quando si va insieme allo scoiattolo si impara ad arrampicarsi, ma anche a rubare (asolongo).
EVITARE I PERICOLI
- La tartaruga non morde la zampa del leopardo (pigmei).
- Il fuoco che riscalda finirà per bruciarvi (pigmei).
IMPARARE A SBROGLIARSELA
- Le macchie del leopardo nessun animale riusciva a contarle, ma la tartaruga sì; disse: sono due, gialla e nera (basa).
- Gli uccelli si salvano con le loro ali, l’ uomo con la sua bocca (ekonda).
ASCOLTARE I CONSIGLI
- Capita a volte che il saggio sia consigliato da un pazzo (beti).
- Chi ti consiglia di costruire la capanna non ti darà neppure un fascio di paglia per coprirla (bateke).
C.DUE CONDIZIONI PARTICOLARI
LA VITA IN CONDIZIONE DI ESTREMA POVERTA’
- Non è che il cane preferisca gli ossi alla carne, è che nessuno gli dà la carne (akan).
- Ciò che il muto ha visto il cieco vedrà (lulua).
LA VECCHIAIA E LA MORTE
- Non si stende un tappeto davanti alla morte (vakaranga).
- La vita viene lentamente, la morte all’ improvviso (tsonga).
LA VITA IN FAMIGLIA
La tradizione africana ha sempre accordato molta importanza alla famiglia. Essa conosce le gioie e le sofferenze della vita familiare e sa che un matrimonio sbagliato e un’ educazione dei figli difettosa può essere fonte di molti guai sia per i diretti interessati che a livello di villaggio e di clan. D’ altra parte, essa antepone gli interessi del clan a quelli personali. Nel matrimonio il valore primordiale è quello della fecondità e nell’ educazione quello di un armoniosa inserimento della vita del ragazzo e del giovane nella vita del villaggio. Come l’ amore, pur importante e considerato, è subordinato alla fecondità, così lo sviluppo della personalità del ragazzo e del giovane, pur importante e considerato, è subordinato alla vita del villaggio e più in generale del clan cui appartiene.
DIVERSA NATURA DELL’ UOMO E DELLA DONNA
- La lingua dell’ uomo è come la pioggia della stagione secca, quella della donna come la pioggia della stagione delle pioggie (fang).
- Un coltello non teme le spine, una donna non teme il marito (mongo).
AMORE
- Non fa mai notte dove ci si ama (Burundi).
- Il sentiero che porta verso le persone amate non ha spine (duala).
SCELTA DEL PARTNER
- Quando vai a pescare scegli un luogo adatto; quando vuoi sposarti, scegli in una buona famiglia (basakata).
- Vuoi appoggiarti a un albero, renditi anzitutto conto se è abbastanza robusto (ambede).
MATRIMONIO
- Il matrimonio è come la pioggia; si comincia dicendo: quando pioverà? Alla seconda pioggia si dice: ora basta; alla terza: è decisamente troppo (pigmei).
- Quando mangi un uovo, non disprezzare la gallina (i suoceri) (bangala).
COMPLEMENTARIETA’ E COLLABORAZIONE
- La mano sinistra pulisce la mano destra (ngombe, basonge).
- La famiglia matura si consolida con il dialogo (bayombe).
INDISSOLUBILITA’ DEL MATRIMONIO
- Il filo segue l’ ago (batetela).
- Il cane resta presso il padrone che lo nutre (bahunde).
POLIGAMIA
- Il pesce preparato dalla moglie di un poligamo è mangiato dalla sua rivale (bahumbu).
- Se non segui questo sentiero a che serve orientarti sul sole (se non è tua moglie, perchè guardarla!) (ekonda).
LA POSIZIONE DEI GENITORI
- La gallina non ha latte, ma nutre i suoi piccoli con il calore del suo corpo (schambala).
- Se uccidi il piccolo dell’ ippopotamo uccidi anche sua madre (bangala).
LA POSIZIONE DEI FIGLI
- Anche se sua madre è povera, nessun bambino la sfugge per correre dietro a un’ altra madre (minah).
- Il bambino che non è mai uscito di casa pensa che solo sua madre sa fare bene il sugo (minah).
IL RUOLO DEI GENITORI: EDUCARE, SORVEGLIARE, CORREGERE....
- Il caimano dice: non andare in acqua con il piccolo di un altro (tupurì).
- Si dà la forma all’ argilla finchè è umida (peul).
....MA SENZA TROPPA SEVERITA’
- La collera di una madre non dura più di una notte (Burundi).
- Un figlio che incendia la capanna non lo si uccide (bakusu).
CURARE ANCHE LA PERSONALITA’ DEI FIGLI
- Si genera un uomo, non il suo comportamento (bahaya).
- Il cuore conserva ciò che l’ orecchio ha inteso (bayombe).
IL RUOLO DEI FIGLI: OBBEDIRE E SEGUIRE I CONSIGLI
- La tartaruga si è fatta da sola, ecco perchè ha le zampe storte (ekonda).
- Seguiamo le parole degli anziani ma, non i loro pensieri (fante).
QUALE IL PADRE TALE IL FIGLIO
- La scimmia deve la sua coda o a suo padre o a sua madre (pangwe).
- Anche il piccolo leopardo si chiama leopardo (bambala).
....MA NON SEMPRE:
- La mosca ha generato un’ ape (bamoun).
- Se il ferro non è buono non bisogna prendersela con il fabbro (ekonda).
LA VITA DEL VILLAGGIO
proverbi riguardanti i rapporti umani a livello del villaggio (e delle tribù) sembrano perseguire un triplice scop: produrre e conservare un alto livello di armonia comunitaria, clanica e tribale; orientare la vita e l’ azione dell’ individuo verso il bene comune; mettere in guardia il singolo da ogni eccesso nelle sue relazioni sociali.
IL CAPOVILLAGGIO E L’ ESERCIZIO DELL’ AUTORITA’
- Un capo è come un elefante è difficile rovesciarlo (bahaya).
- L’ autorità è nella mano (nella generosità) (tumbuka).
GIOVANI E ADULTI
- Vecchia scopa pulisce meglio di una nuova (ga).
- Quando compare la barba, scompare l’ infanzia (Rwanda).
FORTI E DEBOLI
- Uno scarafaggio in un pollaio è perduto (bandibu).
- Sacco vuoto non sta in piedi (mandingue).
RICCHI E POVERI
- L’ elefante nasce con le scarpe (andoga).
- Il ricco si salva con il denaro, il povero con la bocca (bantandu).
I VECCHI
- Non si insegna a una vecchia scimmia a fare le boccacce (bakongo)
- La vecchia tiene in mano il potere con il fuoco (tupurì).
I FORESTIERI
- Il forestiero è come una gallina bianca lo si riconosce immediatamente (tumbuka).
- Il forestiero non si porta dietro la sua capanna (mossi, bayombe).
I CONFLITTI....
- Si può dormire quando si ha fame, ma non quando si è in rotta con qualcuno (baluba).
- Coloro che litigano non si insegnano l’ un l’ altro le cose da rimproverarsi (mongo).
....E LA LORO GRADUALE SOLUZIONE:
A.NON CERCARE DI NASCONDERSI
- Le erbe alte possono nascondere le faraone, ma non possono soffocare il loro grido (peul).
- Non potete nascondere il fumo di una capanna che avete incendiato (Burundi).
B.NON CERCARE SCUSE O INCOLPARE ALTRI
- Quando il leopardo mangia il suo piccolo, dirà che è stato lo zibetto a mangiarlo (bangala).
- Chi vuole uccidere il suo cane l’ accusa di avere le pulci (pigmei).
C.AFFIDARSI A CHI AMMINISTRA LA GIUSTIZIA E ACCETTARNE LA DECISIONE
- Anche chi ha inventato i tabù beve l’ acqua (anche il legislatore deve sottostare alla legge) (ngombe).
- Un giudice senza intelligenza è come un fucile arrugginito (fang).
L’ ESSERE SUPREMO
E’ unico e trascendente. E’ Creatore e Signore assoluto. E’ fonte della vita e della forza. Protegge e difende le sue creature.
- Se Dio non ti prende la vita, nessuno può togliertela (mossi).
- L’ orfano ha Dio per Padre (mossi)
ALCUNI PROVERBI DI USO COMUNE IN LINGUA SWAHILI
- La natura dello schiavo è la parola, quella dell’ uomo libero l’ azione.
- Il veleno della parola è la parola.
- Il silenzio ha una forte risonanza.
- Due elefanti si battono, le erbe riportano ferite.
fonte: daddo.it
giovedì 7 agosto 2008
FESTA ASHIWA 2008
Anche quest'anno la festa multietnica organizzata dall'associazione Ashiwa continua a crescere: nei numeri e nella partecipazione. Un sentito ringraziamento agli organizzatori, a chi ci ha ospitato, agli artisti, ai volontari ed ai partecipanti tutti.
In anteprima alcune foto!!!

Jambè....
E infine un piccolo trailer in attesa del film che sarà postato prossimamente dal titolo "Ashiwa in festa".
In anteprima alcune foto!!!
L'allegra combriccola..
Se continua così , l'anno prossimo tutti in Piazza Europa (Quarto, NA)!!!
Jambè....
nonchè balli e danze!
sabato 31 maggio 2008
Aggravante clandestinità

MILANO - E' Milano la prima città ad applicare l'articolo 61, comma 11 bis, introdotto dal pacchetto sicurezza varato dal governo Berlusconi. Ossia la disposizione che prevede “l'aggravante se il fatto è commesso da un soggetto che si trova illegalmente sul territorio italiano”.Domani sul banco degli imputati quattro immigrati irregolari che giunti in Italia - secondo l'accusa - hanno ”infranto” la legge. L'aggravante è stata contestata dal pm di turno ieri nei confronti di un ragazzo cileno 18enne, che dovrà rispondere di danneggiamento e resistenza per un episodio avvenuto nel pronto soccorso “Santa Rita” del capoluogo lombardo; di un marocchino di 27 anni, accusato di spaccio di cocaina ed eroina; e, infine, di un ucraino e un moldavo, rispettivamente di 32 e 25 anni, i quali verranno processati per furto aggravato di 6 televisori e 30 paia di scarpe. In quattro saranno processati per direttissima."Solleveremo in aula una questione di legittimità costituzionale della norma, che è contraria all'articolo 3 della Costituzione, per la quale la legge è uguale per tutti". Così l'avvocato Mario Petta, legale del ragazzo cileno arrestato per danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale, commenta la contestazione della nuova aggravante di clandestinità, contestata al suo assistito. "A questa stregua, sarebbe come dire che chiunque abbia i capelli biondi, oppure neri, e commette un reato dev' essere condannato a un terzo in più della pena. A mio avviso si tratta di una norma palesemente incostituzionale".
(ANSA/AGI)
(30 maggio 2008)
giovedì 22 maggio 2008
Sicurezza:arriva il reato di clandestinità

ROMA - Reato di clandestinità per disegno di legge, affiancato tuttavia dall'introduzione, per decreto, di un aggravamento di pena fino a un terzo nel caso in cui a delinquere sia uno straniero irregolare; più poteri ai sindaci da subito per decreto. Sono queste le novità dell'ultima ora contenute nel 'pacchetto sicurezza' all'esame del consiglio dei ministri che si tiene a Napoli. Il 'pacchetto', nell'ultima versione delle bozze, è composto da un decreto legge di 12 articoli con le misure considerate più urgenti che entreranno immediatamente in vigore, affiancato da un disegno di legge di 16 articoli e tre decreti legislativi sull'attuazione di direttive Ue. Ma non si escludono aggiunte in extremis come, ad esempio, il concorso delle forze armate per compiti di pattugliamento delle città, così come chiesto dal ministro della Difesa Ignazio La Russa.
Queste le principali misure previste dal decreto legge:
CLANDESTINITA' AGGRAVANTE - Per i clandestini che delinquono la pena è aumentata di un terzo.
AFFITTI IN NERO - Prevista la confisca della casa affittata in nero a clandestini. Per il proprietario pene fino a tre anni e multe fino a 50.000 euro.
ESPULSIONI PIU' FACILI - Può essere espulso lo straniero condannato ad una pena superiore a due anni (contro i 10 di ora)
POTERI AI SINDACI - Potranno adottare ordinanze urgenti per motivi di sicurezza. SI prevede inoltre l'accesso della polizia municipale alla banca dati del ministero dell'Interno.
Queste, invece, le misure che dovrebbe seguire la strada del disegno di legge.
IN CPT FINO A 18 MESI - Viene allungato il tempo di permanenza nei Cpt dagli attuali 60 giorni a 18 mesi, anticipando quanto previsto da una direttiva europea.
REATO IMMIGRAZIONE CLANDESTINA - Prevede l'arresto in flagranza, processo per direttissima, pena dai 6 mesi ai quattro anni di carcere.
AGGRAVANTI PER REATI COMMESSI SU ANZIANI E DISABILI - Nuova aggravante per i reati commessi nei confronti di anziani e disabili.
STOP AI MATRIMONI CONVENIENZA - Contro il fenomeno dei matrimoni di convenienza per acquisire la cittadinanza italiana, si stabilisce che quest'ultima possa essere richiesta solo dopo due anni di convivenza a partire dalla data delle nozze, anziché gli attuali sei mesi.
LOTTA A CONTRAFFAZIONE - Si stabilisce la distruzione dopo 15 giorni delle merci contraffatte che verranno sequestrate.
ACCATTONAGGIO - Reclusione fino a tre anni per chi si avvale di minori nell'accattonaggio. Perdita della potestà se il responsabile è il genitore.
MONEY TRANSFER - Chi gestisce agenzie per il trasferimento di denaro deve acquisire la copia del permesso di soggiorno del cliente straniero. In caso contrario deve segnalarlo alla polizia pena la revoca della licenza. I tre decreti legislativi conterranno, infine, modifiche ai provvedimenti che hanno recepito le direttive Ue sui ricongiungimenti familiari, sul diritto alla libera circolazione dei cittadini comunitari e sullo status di rifugiato.
STRETTA SUI RICONGIUNGIMENTI - Vengono ristretti i ricongiungimenti con l'introduzione del test del dna nei casi di dubbio sulla parentela.
SENZA REDDITO SCATTA ALLONTANAMENTO - Il comunitario può stare in Italia per più di tre mesi solo se dimostra di avere un reddito sufficiente derivante da attività lecite. E ha l'obbligo di denunciare la sua presenza con nome e dimora.
ALLONTANAMENTI PIU' FACILI - Vengono inoltre ampliati i motivi che consentono l'allontanamento immediato dei cittadini Ue per "motivi imperativi di pubblica sicurezza": essi sussistono se non ha denunciato la sua presenza o ha tenuto comportamenti che costituiscono una "minaccia concreta, effettiva e grave".
RESTRIZIONI PER RICHIEDENTI ASILO - Per i richiedenti asilo introdotte restrizioni alla libera circolazione in Italia: in attesa dell’esame della domanda il richiedente deve risiedere in un luogo o area indicati dal prefetto. Dopo la risposta negativa deve rimpatriare: solo dall’estero può presentare appello.
(ANSA)
(21 maggio 2008)
martedì 13 maggio 2008
Paura e propaganda

Gianfranco Fini se ne va per mercati in passeggiata elettorale "controllando" il permesso di soggiorno degli ambulanti. Se voleva documentare il disordine, non gli va troppo bene. Al semaforo di Forte Boccea, il venditore di accendini, egiziano, mostra i documenti in ordine. Più avanti altri due egiziani. Altri due permessi di soggiorno esibiti. Conclude il prossimo presidente della Camera dei Deputati (ride, ma non deve essere molto soddisfatto): "Dico, non è possibile che tutti siano in regola, mi sa proprio che i documenti se li comprano... ". Altra città. Altra scena. Bologna. Il consiglio comunale approva un ordine del giorno per dotare la polizia municipale di spray urticanti e "manganelli", da usare nelle intenzioni soltanto per legittima difesa perché tra la pistola e le mani nude ci deve essere uno strumento intermedio, si sente dire. Sempre Bologna. Il sindaco Sergio Cofferati non gradisce che si parli di "ronde", ma conferma che saranno chiamati "volontari" a svolgere "compiti di assistenza alla cittadinanza più debole e a segnalare comportamenti scorretti o pericolosi". Sembra diffondersi, come un'onda impetuosa, una sicurezza "fai da te". Ogni maggioranza comunale, ogni sindaco, ogni partito con troppo o pochi voti, agita la questione per proprio conto, con una propria iniziativa - "ronde", "volontari", ordinanze contro lavavetri, controlli del reddito degli immigrati. Una babele dove quel che conta, non pare essere l'efficacia dell'iniziativa, la sua coerenza con una "politica", ma l'eco mediatica che avrà, il dividendo politico che sarà possibile incamerare pronta cassa. Non c'è di niente di peggio - e di più dannoso - che l'approssimazione, quando si hanno di fronte problemi seri. Abbiamo imparato, nel corso del tempo, a capire che le politiche pubbliche in tema di sicurezza ridisegnano il profilo stesso della società (mai che si ascolti un qualche ragionamento, a questo proposito); che molte esperienze hanno messo in dubbio l'efficacia delle politiche criminali nel controllo dei conflitti e dei fenomeni illeciti; che il senso di insicurezza non è necessariamente connesso all'esistenza di pericoli "concreti", ma spesso ha a che fare con il genere, l'età, l'esperienza di vita, la familiarità con l'ambiente in cui si vive, il senso di appartenenza a una comunità. Ilvo Diamanti ci ha spiegato come l'insicurezza sia un sentimento diffuso, che riflette un timore concreto, reale; ma anche un'inquietudine più nebbiosa. Non è un scherzo affrontare, con politiche pubbliche efficaci e condivise, la sovrapposizione della Paura, figlia di uno spaesamento esistenziale, con le paure provocate da minacce concrete. Appena l'anno scorso l'Osservatorio Demos-Coop, ha documentato come "entrambi i sentimenti stanno montando, senza freni". L'83% degli italiani ritiene che negli ultimi 5 anni la criminalità, nel nostro Paese, sia cresciuta. Nella precedente rilevazione, che risale a 2 anni fa, questa percentuale era già alta: 80%. È cresciuta ancora. È aumentata l'insicurezza locale. Nel 2005, il 34% delle persone percepiva in crescita l'illegalità nella zona di residenza. Oggi, quella componente è salita di oltre 10 punti percentuali. Ha superato il 44%. L'incertezza - è la conclusione delle ricerca - si sta insinuando nel nostro mondo, nelle nostra vita. Intorno a noi. Dentro noi stessi. Stentiamo a trovare un rifugio nel quale sentirci protetti. Infatti, il 57% delle persone si dicono preoccupate della criminalità nella zona in cui vivono. Quasi 10 punti più di due anni fa. Si può affrontare una catastrofe "emotiva" e concretissima così imponente con qualche alzata d'ingegno, con una mossa del cavallo, con un'iniziativa propagandistica e qualche posa gladiatoria? Non pare. Eppure è quel che accade in un clima di allegra spensieratezza secondo un canovaccio che attribuisce alla "destra" la capacità di "combattere la criminalità". Lo pensa il 40% degli italiani mentre solo il 18 riconosce una qualche fiducia al centrosinistra che appare debole, incerto, incapace di comprendere, spiegare, affrontare il fenomeno. E proprio per questo è chiamato a dotarsi ora di una "cultura della sicurezza" moderna, non ideologica, arricchita dai valori del rispetto della dignità della persona. A giudicare da quel che si è visto ieri, e nei giorni addietro, "destra" e "sinistra" sembrano muoversi nella stessa direzione sbagliata. Frammentarietà e approssimazione degli interventi. Qualche sceneggiata propagandistica. Che finiranno soltanto per aumentare la percezione di insicurezza che affligge il Paese.
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